Comune di Ripalimosani (CB) - Luigi Iammarino
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 Giovedė 6 Agosto 2020

  
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INS. LUIGI IAMMARINO: MEDAGLIA D'ORO AL VALORE EDUCATIVO
 

All’atto della consegna della pagella scolastica, il “Signor Maestro” dice allo scolaro: “Portala a casa e falla firmare da tuo padre”. L’alunno, diligentemente, fa quello che il maestro gli dice. Il padre, dopo un’attenta lettura della pagella, si complimenta con il figlio per i voti alti, mentre lo sgrida per quelli meno buoni. La storia potrebbe sembrare normale e banale se non fosse per un particolare: il maestro ed il padre, qui, sono la stessa persona!
Tutto questo già fa capire il carattere di quella figura molto conosciuta a Ripalimosani in un passato poco lontano: il maestro Don Luigi Iammarino.

Nasce a Ripalimosani il 25 maggio 1892 da famiglia di commercianti. I genitori gestiscono un negozio di generi alimentari, mercerie, stoffe e diversi. Il padre ha anche l’incarico della esattoria comunale.
Amante della cultura sin dalla tenera età, nel luglio del 1900 (assassinio del Re d’Italia Umberto I di Savoia) inizia la raccolta settimanale della “Domenica del Corriere” – supplemento del Corriere della Sera - condotta ininterrottamente fino al 1945, anno in cui viene soppressa la pubblicazione a causa della guerra. In essa possono ammirarsi le famose tavole del pittore Achille Beltrame che riproducono settimanalmente la storia e gli avvenimenti d’Italia e del mondo. La raccolta è tutt’ora gelosamente ed amorevolmente custodita dai figli.
Dopo il biennio di scuola tecnica (oggi media inferiore) si iscrive alla scuola normale (magistrale) di Velletri (Roma) in quanto a Campobasso esisteva solo il magistrale femminile. A Caserta nel 1911 consegue il diploma col massimo dei voti, che gli dà facoltà di vincere subito il concorso per l’insegnamento nelle scuole elementari senza sostenere esami.
Negli anni successivi frequenta corsi estivi a Ripatransone (AP) ottenendo altri diplomi di Disegno e Calligrafia, nonché di Lavoro Manuale Educativo, sempre con voti lodevoli.
Nei primi anni presta servizio a Sant’Elia a Pianisi (CB), finchè nel 1920 ottiene il trasferimento a Ripalimosani. Stimato e ben voluto da tutti, la mattina della partenza i suoi alunni e buona parte della popolazione di S. Elia occupano la sede stradale per non far passare la carrozza sulla quale è il loro maestro Don Luigi. Solo dopo l’intervento della Guardia Municipale la carrozza può proseguire.

Una copertina della "Domenica del Corriere"

Da quell’anno inizia la lunga avventura d’insegnamento a Ripalimosani che durerà trentasei anni. La figura del maestro in quei tempi era considerata un’istituzione. Amata, spesso odiata, ma sempre rispettata. L’Italia degli anni venti, ancora giovane come nazione, stava cercando pian piano di educare ed istruire il popolo. L’analfabetismo era quasi di massa, come pure le diserzioni a scuola, ed il maestro era l’unico ad avere la responsabilità dell’istruzione ai bambini i quali non avevano mai voglia di andare a scuola. Il maestro doveva cercare quindi di addottrinare e contemporaneamente attirare l’attenzione e la costanza delle frequenze: impresa difficilissima. Don Luigi con la sua passione e la sua tenacia, ci riesce, divenendo il maestro per eccellenza nel suo paese.
Intanto arriva il fascismo e durante il ventennio 1922-43 gli viene affidata la responsabilità dell’Opera Nazionale Balilla di Ripalimosani, la cui attività condotta col suo innato impegno gli procura il titolo di benemerenza “Sciarpa Littorio”. Senza soffermarci in considerazioni del tutto politiche sull’attività di Don Luigi, molto semplicemente si può dire che egli ha solo assolto ad un dovere impostogli dall’alto.


Don Luigi con una scolaresca degli anni '20

Don Luigi con i suoi Balilla e le sue
Piccole Italiane
Anche i suoi due figli, Guido e Nino, vengono a far parte della sua scolaresca, ma abitua loro sin dal primo giorno di scuola a considerarlo il loro “Signor Maestro”. Imparziale con tutti, nessuno ha mai potuto dire che i suoi figli fossero trattati con occhio di riguardo. Lo testimonia l'episodio riportato all’inizio del presente articolo.
“Mi è piaciuto fare il maestro” – scriverà – “entro e fuori la scuola e soltanto il maestro. Ho dato tutte le mie migliori energie alla scuola. Col mio metodo educativo, tutto personale, più pratico che teorico, ho insegnato ai miei alunni quello che è vivo, e solo quello che edifica, comportandomi in maniera diversa per ognuno di essi. Importava che capissero da soli, non ricettivi spettatori, ma vivi e critici attori, consci del bene e del male, del mezzo e del fine….”

Durante una lezione (1941)
Infatti la “pratica” e l’ordine sono il suo programma. I suoi ragazzi, col certificato di 5a elementare, si affacciano alla vita di relazione già consci delle diverse realtà e dei relativi problemi da superare.
Dopo quarant’anni di insegnamento, con Decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 1952, gli viene conferito il Diploma di Benemerenza di 1a classe con facoltà di fregiarsi con Medaglia d’Oro. Sono gli stessi suoi colleghi ad offrirgliela.
Durante una visita ispettiva a tutte le aule da parte del Provveditore agli Studi, questi si astiene di entrare nella classe del decorato insegnante Iammarino limitandosi a salutarlo dalla porta.
A domanda del perché di tale particolare trattamento il Provveditore risponde: “Debbo entrare nella classe di Iammarino per mettermi sull’attenti?”
Il 1° ottobre 1956, dopo 45 anni di servizio, viene collocato a riposo.
All’età di circa ottant’anni viene colpito da emiparesi destra che lo costringe a vivere sulla sedia a rotelle. “Abituato al continuo movimento – dice – non poteva capitarmi un male peggiore!” Ma la sua vena d’insegnamento non si esaurisce. Diventa maestro di se stesso insegnando alla mano sinistra ciò che non può fare più con la destra. E con la mano sinistra rivede talvolta i compiti scolastici dei suoi nipotini, ripassa loro le varie lezioni di storia, geografia, aritmetica, ecc. e continua a scrivere le sue memorie.
L’8 dicembre 1976, all’età di 84 anni, col pensiero rivolto all’Immacolata Concezione e confortato dall’affetto dei suoi, chiude quella vita terrena interamente dedicata allo studio ed alla scuola.
Molti sono gli ex suoi alunni a Ripa, oggi anziani, ed in ognuno di essi c’è un ricordo forte di quell’insegnante dotato di grande personalità. Con metodi superbi, a volte duri, Don Luigi ha inculcato a tutti il senso del dovere e l’importanza della cultura, e da tutti ricordato quale maestro di dottrina e maestro di vita.


Il maestro "decorato"
 


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Nel 2013 il Comune di Ripalimosani gli dedica una strada nei pressi di Taverna del Cortile.

 

Nel 2016 il nipote Antonio pubblica il libro dove vengono riportate le sue memorie. L'ho intitola: "Il Novecento a Ripalimosani e dintorni" presentato al Castello con grande successo di pubblico il 27 dicembre.

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